A cose fatte, ci siamo resi conto che non poteva esistere luogo migliore della Certosa di Firenze per ospitare il convegno “La Cura di Sé, degli altri, del mondo” del 18 e 19 maggio scorsi! Sin dal 1300 le mura della Certosa hanno protetto  i monaci certosini impegnati nella cura del proprio e dell’altrui spirito,  attraverso la preghiera e la conduzione di una vita a metà strada tra la contemplazione e la costruzione di una vera e propria comunità. Ancora oggi questo magnifico complesso monastico è capace di restituire bellezza e senso di intimità, accoglienza e invito alla riflessione. Il nostro Convegno era stato pensato come un evento dinamico, letteralmente itinerante: e così è stato, abbiamo abitato la Certosa attraversandola come in un viaggio.

(foto di Gaia Cuccaro)

Lo Spazio Plenario lo abbiamo chiamato “Stazione Centrale”. Qui Francesca Barbagli, Franca Fabbri, Piero Ferrucci, Luciano Balbo , Corrado Pensa, Andrea Bocconi,  Luigina Mortari e Wolfgang Fasser, hanno condiviso le loro visioni, esperienze e ricerche sul  ‘prendersi cura’ e si è sentito in ciascuno di loro un sincero desiderio di scambio con le persone presenti. 

 

(foto di Vaiva Morkeliunaite)

Si è creato tra il pubblico e i relatori un rapporto speciale, lontano dagli schemi usuali  dei convegni, in cui l’attenzione degli uni e le parole degli altri  hanno creato un campo di ascolto e riflessione .  Lo scambio  si è prolungato in spazi  allestiti ai piani superiori della Certosa, in cui i partecipanti al convegno hanno potuto approfondire con i vari relatori i loro punti di vista e le diverse esperienze condivise, ponendo loro domande o spunti per ulteriori riflessioni. 

 

(foto di Vaiva Morkeliunaite)

(foto di Gaia Cuccaro)

 

Nella “Stazione del Silenzio”, un altro spazio allestito come  un luogo di attesa e di ‘attenzione interiore’ strutturato come una piccola sala d’aspetto di un’altrettanta piccola stazione ferroviaria d’altri tempi, un totem multimediale proponeva immagini suggestive.  Qui un suonatore di violoncello e un gruppo di ragazzi del progetto Urban Creativity Lab di Arezzo si sono presi cura delle persone con suoni e poesie, con gentilezza e amorevolezza: elementi preziosi in tempi di distrazione e superficialità.

(Foto di Gaia Cuccaro)

 

Ogni viaggio ha una partenza e un punto di arrivo, ma queste due condizioni non possono prescindere da un punto intermedio, da un centro equidistante tra ‘inizio’ e ‘fine’. La cura del ‘centro del percorso’ è stata affidata alla poetica teatrale di Patrizia Menichelli e alle sue abili traghettatrici, che hanno introdotto i partecipanti al convegno in un ‘Altrove’ suggestivo e molto emozionante. Ognuno ha potuto vivere l’esperienza di immaginare il proprio distacco dalla vita terrena e di far confluire in ‘piccoli segni poetici’ ciò che desideravano venisse ricordato di loro stessi.  L’esperienza teatrale portava il titolo “Cosa lasci di te agli altri? l’immagine del carattere che resta” e si è articolata in un percorso poetico sensoriale ed  emozionale che ha significato per tutti un momento indimenticabile in cui il Teatro, con tutta la sua potenza e semplicità, si è manifestato nelle sue qualità più alte: la possibilità di unire dimensioni dell’essere, di rompere la membrana tra ‘il finto e il non finto’, di far soggiornare nel possibile e nell’impossibile, di contrarre il tempo e di far viaggiare alla velocità dell’anima.

(foto di Vaiva Morkeliunaite)

Grazie al lavoro di documentazione video, affidato ai giovani cineasti della Farrago (una promettente casa di produzione cinematografica aretina) sarà possibile, a breve, restituire in forma di video-documentario una particolare sintesi di quanto accaduto il 18 e 19 maggio scorso. Inoltre gli interventi dei relatori saranno disponibili, nel sito della Fondazione, in forma integrale, a disposizione di tutti coloro che vorranno fruirne nuovamente o per la prima volta.

 

(Foto di Gaia Cuccaro)

Ci piace chiudere ringraziando, con le parole di Luigina Mortari, tutti coloro che hanno contribuito a costruire questo spazio: per il suono Mauro Forte, ,  per  l’allestimento scenico Fabio Giommarelli, per l’aiuto a tutto campo  Fernando Maraghini e tutto il Comitato scientifico (Francesca Barbagli, Andrea Bocconi, Franca Fabbri, Piero Ferrucci e Marco Montanari).

“Quello che hanno realizzato qui costruendo una scena, che è una scena artistica, di bellezza, ha un significato politico. Perché quando tu costruisci un luogo mettendoci tanta cura, è la prima condizione perché il pensiero sia generativo”. (Luigina Mortari)

(foto di Vaiva Morkeliunaite)
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