I dialoghi
dell’Elefante

Una realtà, molte visioni

I Dialoghi dell’Elefante sono un convegno svoltosi nel maggio 2019, nato con l’intento di mettere in relazione punti di vista diversi su uno stesso tema, per permettere una visione e una comprensione più ampia della realtà.

Devono il loro nome a una parabola orientale che dimostra come nessun sapiente o nessuna disciplina possano cogliere interamente la verità di un fenomeno: ogni esperienza soggettiva è vera, ma inevitabilmente limitata, incapace di racchiudere tutte le prospettive possibili.

I dialoghi sono stati pensati come esperienza interattiva e itinerante negli spazi della Certosa di Firenze: percorsi dinamici per incontrarsi in piccoli gruppi, riflettere insieme e vivere momenti di confronto attraverso il viaggio, l’incontro, il teatro e l’introspezione.

Nell’arco dei due giorni dedicati al convegno arti, saperi scientifici, discipline umanistiche ed esperienze individuali si sono intrecciate come nodi di una rete, offrendo ai partecipanti uno sguardo più ampio e una comprensione più profonda della complessità del reale.

Hanno partecipato, in qualità di relatori:

  • Luigina Mortari, con l’intervento“Cura. Il gesto essenziale dell’esserci”
  • Luciano Balbo, con“La cura della ricchezza”
  • Piero Ferrucci, con“Un’antica soluzione ai problemi del futuro”
  • Corrado Pensa, con“La meditazione come prendersi cura”
  • Andrea Bocconi, con“La cura dell’educazione”
  • Wolfgang Fasser, con“Camminando si apre il cammino”

“Al di là di Ghor si estendeva una città i cui abitanti erano tutti ciechi. Un giorno, arrivò da quelle parti, accompagnato dalla sua corte, un re che possedeva un possente elefante, che utilizzava sia in battaglia sia per accrescere la soggezione della gente.
Gli abitanti della città erano ansiosi di sapere come fosse l’elefante, e alcuni dei membri di quella comunità di ciechi, i più sapienti, andarono alla sua scoperta.
Cominciarono a raccogliere informazioni toccando alcune sue parti e ognuno di loro credette di conoscere la natura dell’elefante. Colui che aveva toccato l’orecchio disse: “Si tratta di una cosa grande, ruvida, larga e lunga, come un tappeto”.
Colui che aveva toccato la proboscide disse: “Somiglia a un tubo dritto e vuoto”.
Colui che aveva toccato una zampa disse: “E’ possente e stabile come un pilastro”.
Ognuno di loro aveva toccato solo una delle tanti parti dell’elefante; la sua percezione non era errata, era parziale.
Nessuno aveva conosciuto l’elefante nella sua totalità.
Finché ognuno crede di essere il solo ad avere ragione, nessuno conoscerà la verità intera.”

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